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QUANDO CADDERO LE STELLE ROSSE

Dall’introduzione di Clelia Pallotta”:
Questo è un libro emozionante e coinvolgente, chiama a riflettere ancora su questioni e storie archiviate in fretta e consegnate al silenzio, in una sorta di damnatio memoriae concordata tacitamente in tutto l’Occidente capitalista. Il lungo viaggio che questo libro racconta si snoda nei paesi satellite dell’Unione Sovietica, nel periodo in cui quel mondo veniva smantellato e tutta la storia della rivoluzione russa veniva riassunta dai media globali come un tragico errore. Il terribile e minaccioso spettro del “comunismo” era imploso e l’Occidente capitalista se ne rallegrava, stupefatto che la fine fosse stata così veloce e semplice.
Nel tempo e nei luoghi dove le stelle rosse cadevano ad una ad una, dopo essere state per tanti anni simbolo di verità e di potere, due donne occidentali, femministe e con una storia di militanza nella sinistra extraparlamentare, viaggiano, guardano, empatizzano, si mettono in gioco.
Quei luoghi non ci sono più ma il capitalismo in cui siamo chiusi, quello resta e se vogliamo è attrezzato più di allora, si è evoluto in capitalismo della sorveglianza come l’ha chiamato Shoshana Zuboff.
“Quando caddero le stelle rosse”, Milieu edizioni, sottotitolo “Viaggio negli ultimi giorni delle Repubbliche socialiste sovietiche”.
E’ un viaggio nei paesi dell’est che si realizza in tre tempi. Il primo nel 1989, con la fotografa Simonetta Massaia Lamberti a bordo di un Ducato Fiat rosso fuoco abbiamo attraversato in un viaggio lungo sei mesi: Jugoslavia,  Romania, Bulgaria, Ungheria, CecoslovacchiaPolonia, DDR arrivando a Berlino il 9 novembre 1989. Il MURO cadrà quella notte sancendo la vittoria della “democrazia liberale” sul “comunismo” e la fine del bipolarismo.
“Aveva vinto l’Occidente e le televisioni arrivate da tutto il mondo per celebrare l’evento lanciavano il messaggio della vittoria nell’etere del pianeta”.
Nel 1996 sarà la volta del Kosovo e nel 1997 dall’Albania, questa volta da sola.
Il titolo del libro lo avevo in mente dal 1989 ma era ancora troppo presto per riuscire a mettere nero su bianco le vicissitudini di quel lungo attraversamento nell’est dell’Europa. Non riuscivo ad elaborare lo sconforto in cui mi aveva precipitato quel viaggio nell’implosione del sogno socialista ormai trasformato in un incubo. La caduta del muro mi era sembrato un evento epocale impossibile da raccontare, poi è arrivato il Covid 19, l’apocalisse si è fatta più vicina e sono riuscita a scrivere.
Mentre ero impegnata nell’impresa è scoppiata la guerra tra Ukraina e Russia e ho dovuto riconoscere che il ‘900 non era il secolo breve di cui scrive lo storico inglese Eric F. Hobsbwam ma che i suoi nodi invadevano anche il terzo millennio e convincermi che le terre di confine non avranno pace sino a che esisteranno gli Stati nazione.
E infatti trent’anni dopo e poco più siamo ancora qui a vedere tre galli (RussiaCinaStati Uniti) sullo stesso campo di battaglia a contendersi il pollaio e il diritto alla forza. Usando con spregiudicatezza tutte le armi possibili dalle bombe, non tremando neanche a suggerire l’uso dell’arma nucleare, alle strategie comunicative mentre a morire sono sempre i corpi di uomini, donne e bambini e non importa a che nazione appartengano, i cadaveri non hanno patria.
Questo libro nasce così ma non è solo mio, tante le donne che mi hanno accompagnato e sostenuto in questo progetto e anche qualche uomo, tra questi Vincenzo Guagliardo, compagno gentile. A Clelia Pallotta però va un ringraziamento molto speciale, con la sua revisione questo libro ha preso sostanza”.     
 

L'autrice

Rosella Simone

Mi chiamo Rosella Simone e sono nata ad Alassio in quella parte a ovest che si chiama Barusso nei primi anni quaranta del ‘900. Da bambina attraversavo il Budello, superavo un arco, tre scalini di pietra ed ero sulla spiaggia a guardare il mare e indovinare cosa ci fosse oltre l’orizzonte e credo e spero di aver fatto questo tutta la vita, guardare un po’ più in là di me, cercare relazioni, contatti con altri corpi, altre culture, altre idee, altri sentimenti, altre geografia, altri cieli per tornare e raccontare quegli incontri. La mia prima avventura è stata Genova, mi ha cresciuto tra i carruggi del centro storico insieme ai portuali, a marinai smarriti, studenti e operai sovversivi, puttane per marinai, intellettuali austeri, trans di coscia lunga, bohemienne scanzonati e colti in Galleria al bar Donelli o sotto i portici da Giavotto e la colonna sonora di canzoni dedicate alle donne in Via del Campo ed ad altri santi perdenti. Qualcuno è vivo qualcuno è morto, tutti si affollano in quell’abisso che è il ricordo. A trent’anni sono approdata a Milano per mettere la testa a posto e lavorare. Non mi piaceva all’inizio poi è diventata un vizio, l’ho capito una sera che arrivando alla stazione Centrale mi sono detta: però, è bella. Mi avevano affatturato le donne di Milano erano bellissime e forti e volevo essere come loro, come Ida soprattutto, ma anche come Annamaria, come Nadia, come Daniela. Dopo un breve passaggio nelle carceri del nord Italia che ha stroncata la mia carriera di ”economista”, ho finalmente trovato un modo di mantenermi facendo la giornalista, molto meglio che lavorare. Scrivevo di donne e uomini su giornali dedicati alle donne raccontando storie. Da qualche anno scrivo libro e persino li pubblico, non “ho fatto i soldi” ma ho cercato di dire quello che mi premeva, mettendoci il massimo della verità che potevo cogliere nelle persone e negli avvenimenti, cercando di non mentire a me stessa e a chi avesse la pazienza di leggermi.

“Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto uno strumento ottico offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”

Marcel proust

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