Agricoltura sociale

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Quando togliamo qualcosa alla terra, dobbiamo anche restituirle qualcosa. Sarebbe cosa giusta e ragionevole offrire alla Terra semi e germogli, e con questo sostituire quello che abbiamo distrutto. Jimmie C.Begay-Indiano Navajo

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Un futuro verde ci salverà? Sembrerebbe di sì.

Secondo una Legge Regionale del 21 novembre 2013 anche nella nostra regione, infatti, ci sono tutte le potenzialità per trovare nell’agricoltura una fonte di sviluppo socio-economico di grande rilevanza.

Le vie ipotizzate sono molteplici e trovano nelle aziende agricole gli interlocutori privilegiati per una serie di percorsi e attività finalizzate a promuovere azioni di inclusione e reinserimento sociale e di socializzazione, di educazione e di supporto a persone in condizione di fragilità sociale.

Tutte le fasce sociali possono trovare una risposta alle loro peculiarità attraverso la promozione del “binomio magico” rappresentato da benessere e salute.

La Terra non discrimina mai, accoglie e dà i suoi frutti a chiunque voglia prendersi cura di lei. Senza distinzione di razza, sesso, religione, livello sociale e intellettivo.

Restare fedeli ai cicli vitali e alle stagioni della terra significa abbracciare senza barriere tutti rispettandone iter esistenziali e tempi propri. Un’impostazione che trova riscontro oggi anche nelle istituzioni europee.

In un periodo come quello attuale in cui le politiche di assistenza sono difficili, l’Europa fornisce infatti i mezzi per portare avanti un’opportunità’ di welfare rurale con un ritorno alla terra unito ad un servizio sociale di solidarietà’, concetto ben diverso quindi dall’assistenzialismo. Il mondo agricolo, però, non può farcela da solo: il ruolo fondamentale nell’agricoltura sociale sarà giocato dagli enti locali, soprattutto dai comuni e dai distretti socio sanitari che hanno una progettualità per le fasce deboli. E’ auspicabile, quindi, che in ogni progetto istituzionale venga data la priorità alla ricerca di una “abilitazione” per un progetto di vita. Appare infatti inutile la riabilitazione se il soggetto svantaggiato non vede poi prospettive nel suo futuro.

Anche a Cogoleto potrebbero esserci delle aree verdi a gestione sociale: aree aperte/protette destinate alla coltivazione e al mantenimento naturalistico grazie al coinvolgimento sociale allargato con l’aiuto professionale delle aziende agricole. Il recupero delle aree abbandonate e degradate, potrebbe  aiutare, ad esempio,  i nostri anziani ad affrontare l’ invecchiamento in modo attivo ed essere, nel contempo, parte integrante dell’educazione ambientale dei più giovani. Questo progetto può portare a momenti di incontro e collaborazione sociale e può permettere lo sviluppo di micro-economie per la sussistenza e per la coltivazione di prodotti che poi possono essere somministrati nelle mense scolastiche o nelle case di riposo oppure venduti al mercato con un marchio sociale.

Altro aspetto da tenere in considerazione, è il servizio sociale inteso come esperienza di “ socialità” che prescinde dalla condizione di disagio o fragilità. Pensiamo dunque anche alla semplice accoglienza di minori: agriasilo, agrinido, centri estivi, ludoteche e visite didattiche organizzate autonomamente o in collaborazione con scuole e associazioni, laboratori con iniziative di gruppo finalizzate alla conoscenza ed allo svolgimento di attività concrete (coltivazione, raccolta, trasformazione) come vere occasioni di crescita. Dalle nostre radici verdi può crearsi un domani migliore.

Federica – Agriturismo Valdolivo

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Per la loro esperienza gli anziani ricevevano grande rispetto e non erano messi da parte come inutili… poiche c’erano compiti eseguiti solo da loro….. (Orso in Piedi)

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